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Pescara
11 Agosto 2020
delfinonews.it
Editoriale Prima Squadra

Disinnamorarsi, perdersi, ritrovarsi

L’analisi del momento storico che sta vivendo il Pescara: sabato si torna in campo nella delicata sfida contro il Pordenone.

Non c’è nulla di più monotono che la monotonia stessa. E’ un copione visto e rivisto troppe volte per pensare che questa situazione sia solo frutto di caso e sfortuna, un mix ingiustificabile che sta attanagliando il Pescara da qualche mese a questa parte. Nella peggior Serie B, a livello qualitativo, degli ultimi dieci anni spicca la monotona confusione del Delfino, immobilizzato in un’immaginaria rete da troppo tempo. Siamo arrivati a un punto di non ritorno ma ciò rappresenta solo una logica conseguenza di un disegno errato e di proclami fino troppo ottimistici.

Tutto è cominciato dal mercato estivo e dalla rivoluzione auspicata dalla società dopo l’eliminazione, per mano del Veorna, negli spareggi della passata stagione. Una rivoluzione mai nata e conclusasi con le dimissioni di Zauri, condottiero di una tribù disorientata e troppo spesso vittima di idee tattiche fin troppo anguste e inconcludenti. Una stagione cominciata male, dalla creazione di una rosa studiata per il 4-3-3 con una folta presenza di esterni pressoché inutilizzati. Motivo? L’assenza di un vero tridente e la necessità di cambiare partita dopo partita, come se la formazione camaleontica rappresentasse la direzione giusta, o meglio, ostinata e contraria come direbbe Fabrizio De Andrè. Un caos totale, intervallato da prestazioni sufficientemente efficaci.

Un Delfino arenato nelle sue stesse acque e nel suo stesso pensiero, una logica che sta portando tutto e tutti in tunnel buio e semi-sconosciuto, quella strada oscura che porta al muro invalicabile della regressione. E’ una situazione che deve spaventare, una confusione a tratti irreparabile ed una squadra spenta. La sfida con la Salernitana, persa un paio di giorni fa, ha rappresentato l’emblema di una creatura pensata male e assemblata peggio. Distante dai canoni teorici e tattici che hanno contraddistinto l’offensivo Pescara nel corso della sua storia sportiva. Distante dagli obiettivi, mai come quest’anno, alla portata di mano visto il livello globale del torneo.

Tutto troppo distante rispetto alle attese, così come il pubblico. Pubblico che, pian piano, sta disertando gli spalti di un Adriatico simbolo, da sempre, di partecipazione e amore verso il bianco e l’azzurro. Gli enormi spazi vuoti, di quello che un tempo era il catino infernale dei biancazzurri, rappresentano un freddo colpo al cuore. E’ un disinnamorarsi continuo, un sentimento collettivo che pian piano sta scemando in modo direttamente proporzionale alle prestazioni collettive, quasi sempre al di sotto della sufficienza. Le sabbie mobili dei bassifondi sono lì ad un passo, pronte ad inghiottire quel Delfino che non riesce a ritrovare la rotta giusta per cavalcare il mare angusto che è la Serie B. Serve la scossa, quella netta e marcata, per non trasformare un fallimento strutturale in un incubo capitale.

Fonte foto: Pescara Calcio