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Pescara
10 Agosto 2020
delfinonews.it
Editoriale L'angolo del tifoso Non solo Pescara

“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti”: auguri mister Zeman!

Oggi, il 12 maggio, spegne 73 candeline mister Zdenek Zeman. Un uomo, un allenatore che ha se vogliamo rivoluzionato il calcio e scritto, dal punto di vista sportivo e non, pagine indelebili dello sport italiano. Il suo gioco, il suo appellativo a maestro del calcio, le sue eccellenze come il Foggia degli anni 90′ e il Pescara 2011-12, la Lazio che sfiorò lo scudetto e la Roma dell’astro nascente Francesco Totti sono solo alcune sfaccettature del gioco zemaniano. Un gioco fatto di sacrificio, di talenti scovati che fanno capolinea e incantano tutti consacrandosi nel grande calcio. Le partite che hanno fatto la storia, come quel Pescara – Torino 2-0, o le lotte contro i potenti del calcio che hanno visto il tecnico di Praga emergere sempre a testa alta. Si potrebbero scrivere pagine e pagine su “Sdengo”, si potrebbero raccontare 100 partite, 1000 azioni, 10.000 gol. Campioni sbocciati dal nulla, dichiarazioni passate alla storia.

Pescara ha avuto la fortuna di essere terreno fertile per la seconda Zemanlandia. Una squadra di ragazzi e di esperti dediti al sacrificio che ha regalato un sogno a una città intera chiamato “Serie A”. Campioni sconosciuti che hanno fatto il grande salto e sono diventati ormai veri e propri fenomeni del calcio internazionale. Uno stadio Adriatico stracolmo ogni partita con le corse al botteghino per acquistare i biglietti per assistere a uno spettacolo unico e raro. Una festa, e che festa, esplosa dopo una stagione lunga e faticosa. Dopo momenti duri e difficili come la scomparsa di Franco Mancini, Piermario Morosini e Domenico Rigante. E poi l’addio, amaro, duro, difficilmente digeribile del tecnico ingolosito dalla possibilità di prendersi la rivincita inaspettata con la Roma e conclusasi con un nulla di fatto. Come le più belle storie d’amore, un epilogo difficile da digerire che lascia più che un punto interrogativo. Se fosse rimasto? Se avessimo avuto Zeman in panchina in Serie A? Se fossero rimasti Insigne, Verratti e Immobile? Tante possibilità che, francamente, anche col boemo in panchina difficilmente sarebbero potute coagularsi insieme.

Il ritorno, il 5-0 illusorio con il Genoa (vittoria più larga della storia del Pescara in Serie A), l’epilogo con l’esonero quantomai dubbio del tecnico dopo una stagione in Serie B non certo esaltante e la tifoseria divisa per di più anche, se vogliamo, aizzata da qualcuno contro il tecnico di Praga. Ora Zeman è a Roma, con sua moglie Chiara, e conduce un’esistenza tranquilla. Ma quando è interpellato non è mai banale, anzi. E tra le varie dichiarazioni rilasciate vogliamo citare questa:

«Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti. Penso di aver dato qualcosa di più e di diverso alla gente».

Arriviamo all’essenza dell’essere e della comunicazione zemaniana. È lui a parlare del suo punto più debole, su cui è stato sempre attaccato e messo alla gogna. L’essere un perdente, non aver mai vinto nulla. Ecco però che Zeman ribalta la situazione. I trofei, le vittorie e le partite vanno e vengono, quello che rimane è l’insegnamento. L’insegnamento e la bellezza che il calcio zemaniano ha trasmesso. Partendo dalla prima frase, vediamo come il tecnico di Praga intenda sottolineare proprio questo concetto. Lui ha insegnato, ha trasmesso più dei vincenti. Perché di Zeman ricordiamo tutto. Le sue vittorie, le sue sconfitte, il suo gioco, i suoi campioni, le sue battaglie e le sue frasi. Ha insegnato, calcio e vita. E questo è innegabile. Se altri rimarranno, giustamente, alla storia per i risultati e i successi conseguiti Zeman rimarrà alla storia. Perché la gente si sente vicina e attaccata a Zeman. Perché infonde verità, elimina le barriere. E questo gli va riconosciuto. Zeman ha dato di più. Zeman ha dato quel qualcosa di diverso. Nel mondo del calcio ci sono pochissimi personaggi a lui paragonabili con la sua longevità e perseveranza. Citando un altro grande cantautore della musica italiana, Fabrizio De André, in “direzione ostinata e contraria”. Perché questo è il suo marchio di fabbrica. I tifosi, gli addetti ai lavori, gli spettatori quando hanno potuto vedere Zemanlandia, sono sempre usciti divertiti dagli stadi. Perché il suo calcio dà quel qualcosa in più. Entusiasma, ti fa innamorare. Sempre imitato, mai eguagliato. Gli stessi giocatori ringraziano il boemo per gli insegnamenti e per averli resi grandi. Basta vedere Francesco Totti che, nel suo addio al calcio, lo ha citato a vent’anni di distanza. E questo è Zeman, questa è la sua comunicazione. Diretta, mai banale, che pone punti di domanda rispondendo ad altri punti di domanda. Parla per lui la sua storia, il suo gioco, il suo calcio, i suoi campioni, la sua comunicazione.

Dunque, tornando al nocciolo del discorso, ecco perché questa è la frase più significativa a nostro giudizio tra le tante pronunciate da Zeman. Il perdente che insegna al vincente. La gente che ama il diverso, chi è vero anche se più debole. E questo gli dà quel qualcosa in più, quella marcia in più. E, forse, nella vita è lui il vincente. Sempre a testa alta, da quarant’anni. Sempre Zdenek Zeman, Sdengo, il tecnico di Praga che ha importato in Italia il calcio totale e ha scritto pagine importanti dello sport. Nel bene o nel male, sconvolgendolo nel profondo e mettendolo sotto accusa. Esaltandolo e amandolo più di ogni altro. E, soprattutto, insegnando: calcio, vita e valori.

Buon compleanno mister Zeman!