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Pescara
15 Luglio 2020
delfinonews.it
L'angolo del tifoso Non solo Pescara

Pescara ma non solo: a tu per tu con Marco Cattaneo

Stavolta sì, è colpo grosso. Un piacere infinito poter intervistare Marco Cattaneo, uno dei volti più noti ed affermati all’interno di Sky Calcio e dell’intero panorama giornalistico nazionale.
Pescara ma non solo, tantissimi i temi sviscerati.
Di seguito la bella chiacchierata:

Ciao Marco. Sei esploso ai tempi di Mondo Gol e del Levante. Ci racconti un po’ quell’esperienza?
Fantastica. Eravamo un gruppo di amici: in pausa pranzo assegnavamo alle piadine il nome di un calciatore internazionale a seconda della composizione degli ingredienti. In tutti i gruppi di lavoro è fondamentale che ci sia un clima goliardico e la voglia di divertirsi. Il Levante era una squadra che mi aveva incuriosito da quando espugnò il Bernabéu, raggiungendo la testa della classifica nella Liga. Era nato un tormentone tra me e Trevisani: lui puntava sulla retrocessione, io ipotizzavo almeno un piazzamento in Champions.

E’ possibile azzardare un paragone fra il Pescara ed il Levante?

Sì. Iniziai a seguire entrambi per caso e diventarono una vera passione. Ho cominciato a tifare il Delfino sporadicamente e poi è diventata la mia squadra del cuore, molto più del Levante.

Addirittura…spiegaci meglio il tuo rapporto con il Pescara!
Da bambino mi piaceva il Pescara di Galeone. Ero stupito da questa squadra in grado di perdere 8-2 col Napoli e di vincere 5-1 con la Juve. Aveva dentro un po’ tutto: incoscienza, follia, rapporto viscerale con la città. Un calcio molto frizzante, spregiudicato. Mi affascinava.

Ti fermo subito: Galeone o Zeman?
Galeone prima di tutti. Ricordo ancora lo slogan in dialetto pescarese: “A chi non piace Galeone, si butti dal balcone”.

Prosegui il racconto sul Pescara.
Andai per la prima volta in trasferta a Como, dove il Delfino pareggiò 1-1. Ero con mio fratello. In treno incontrammo altri tifosi diretti al match. C’era anche Massimo Oddo, figlio del mister del Pescara, Franco Oddo. Rimanemmo in contatto con alcuni di questi tifosi e partecipammo a diverse altre trasferte. 
Andai anche a vedere Pescara-Martina 2-0, con tanto di festa promozione con tutta la squadra in un locale sul lungomare.

Di recente hai pubblicato un bellissimo libro: “Sfidare il cielo: le 24 partite che hanno fatto la storia del calcio”. La partita che ha fatto la storia del Pescara per te?
Mi vengono in mente Inter-Pescara 0-2 e Padova-Pescara 0-6, manifesto del calcio perfetto. Una partita che però sento mia, e che ogni tanto riguardo a casa in VHS, è Pescara-Napoli 3-1. Amichevole precampionato dell’estate ’91. Il Pescara indossava una splendida divisa arancione con gli inserti azzurri e bianchi. Erano appena arrivati Massara e Allegri. Sconfissero il Napoli che soltanto l’anno prima aveva vinto lo scudetto. Fu una lezione di calcio clamorosa. 

Giacché ci siamo: ricordi altre partite in particolare?
Esultai come un matto al gol di Calaiò al 96’esimo in Pescara-Paternò in Serie C. La mia prima telecronaca all’Adriatico, inoltre, fu Pescara-Ternana 2-2 nel 2004. Il Delfino era già retrocesso, ma segnò Paponetti in uno stadio praticamente deserto. Anche lì urlai molto. 

Un aneddoto particolare ti lega al Delfino: la presentazione di Sarri ai tifosi ed alla stampa via chat. Ce la racconti?
Fu un’idea di Piero Visci, amico e dirigente del Pescara, in collaborazione coi ragazzi di ForzaPescara.com. Facevo anch’io le domande, mischiate a quelle dei tifosi. Sarri era un personaggio ancora da scoprire, veniva dalla Sangiovannese. Fu molto divertente. Il campionato poi fu davvero bello. Andavo matto per Matteini: ricordo quando simulò l’amplesso con la maglia dopo un 5-1 ad Avellino.

Sei un amante dei quiz, ed allora partiamo: fossi un presidente di un top club, prendi Allegri o Sarri?
E’ un po’ come dire Cristiano Ronaldo e Messi. C’è quella componente di fantasia, genialità, imprevedibilità che mi fa preferire Sarri ad Allegri. Considerata l’idea più romantica di calcio che mi affascina. Allegri, però, è davvero sinonimo di vittoria. E’ anche uno dei tre calciatori della storia del Pescara che più ho amato. Nella continuità, preferisco Allegri. Nei picchi di gioco, però, vince Sarri. Per quello che ci ha fatto vedere ad Empoli, a Napoli e che ancora non dimostra alla Juventus.

Passando a Gasperini, invece: un pronostico sul piazzamento finale dell’Atalanta?
Terza in campionato e prima in Champions League. In questo momento la squadra che mi farebbe più paura affrontare in tutta Europa è proprio l’Atalanta.

Un commento sul Pescara attuale ed un giocatore che ti piace particolarmente?
Mi aspettavo di più ad inizio anno. C’è stata anche un po’ di sfortuna con le defezioni. I campionati si vincono con i grandi bomber e secondo me Tumminello lo sarebbe stato. Detto questo, il Pescara di oggi è una squadra a cui si fa un po’ fatica ad affezionarsi, a differenza di Zemanlandia, fondata su pochi elementi a cui fu data molta continuità. Un ragazzo che mi piace è Zappa. Potrà fare grandi cose. 

Uno slogan da attribuire alla ripartenza del calcio italiano?
Ho scritto un libretto per bambini durante la pandemia, immaginando la lotta al virus come una partita di calcio. Ed allora lo slogan sarebbe: “La nostra partita non è ancora finita, ma continuiamo a giocarla così”.
Siamo stati bravi ed abbiamo fatto ciò che ci spettava. Ora bisogna proseguire in questo senso: 4-3-3 alla Galeone, con prudenza e sfrontatezza allo stesso modo. Tutti uniti, tutti insieme, come il grande Pescara che ci ha fatto sognare negli ultimi trent’anni.

Grazie Marco. Un onore ed un pizzico di goduria nell’ascoltarti. Chapeau.